Miti e leggende sulla Befana

Data di pubblicazione:04 Gennaio 2020
By Mancini

Tutte le feste porta via

Come spesso accade, quando le ricorrenze religiose si trasformano in fenomeni popolari, fioriscono miti e leggende. Con Mancini junior facciamo un viaggio nella storia della Befana! Essa ha inizio nella notte dei tempi e discende da tradizioni magiche precristiane. Si festeggia il 6 gennaio che comunemente chiude il periodo di vacanze natalizie.

Tradizione cristiana

Il termine Befana deriva dal greco “Epifania”, ovvero “apparizione” o “manifestazione” nella persona di Gesù. È la festa che rievoca la visita dei Re Magi al Bambin Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. Baldassare, Gasparre e Melchiorre, erano i sacerdoti che secondo la religione conoscevano la scienza e la teologia. I Re, guidati dalla stella cometa portarono a Gesù tre doni:
  1. Oro, il metallo più prezioso;
  2. Incenso, un profumo che viene bruciato;
  3. Mirra, una crema profumata che serviva per imbalsamare i morti.
Con la tradizione cristiana, dunque, la Befana non c’entra proprio niente… ma allora da dove salta fuori la Befana? Nella tradizione popolare c’è una leggenda, scopriamola insieme.

Tradizione popolare

Leggenda vuole che in una freddissima notte d’inverno i tre Re Magi, mentre stavano seguendo la stella cometa, nel lungo viaggio per arrivare a Betlemme da Gesù Bambino, videro scomparire la stella. Non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchietta che indicò loro il cammino. I Re Magi, allora, invitarono la donna ad unirsi a loro, ma, nonostante le insistenze la vecchina rifiutò. Una volta che i Re Magi se ne furono andati, essa si pentì di non averli seguiti e allora preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, ma senza successo. La vecchietta, quindi, iniziò a bussare ad ogni porta, regalando ad ogni bambino che incontrava dei dolcetti, nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù Bambino. E così ogni anno nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.

Immaginario collettivo

La Befana, nell’immaginario collettivo, è rappresentata da una vecchietta con il naso lungo e il mento aguzzo, che girando su di una scopa in lungo e in largo, porta doni a tutti i bambini. Sotto il peso di un sacco colmo di giochi, cioccolate e caramelle (sul cui fondo non manca mai una buona dose di carbone), la Befana vola sui tetti e, calandosi dai camini, riempie le calze lasciate appese dai bambini. Questi ultimi preparano per la buona vecchina, in un piatto, un mandarino e un bicchiere di vino. Il mattino successivo, oltre ai regali e al carbone, i bambini troveranno il pasto consumato e l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto. La Befana indossa un gonnellone scuro e ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate, quasi un look da strega, dove convivono elementi positivi e negativi, anche se alla fine prevale l’azione generosa e benevola della consegna dei doni.

Una Befana tutta italiana

Da Nord a Sud, la Befana ha tanti nomi eccone solo alcuni: Donnazza a Cadore, Pifania a Comasco, Marantega a Venezia, Berola a Treviso, Vecia a Mantova, ecc. Spesso la sua fine la vede portata in giro su un carro e poi bruciata in piazza (capita in Toscana, Emilia Romagna e Ticino). Il rito di bruciare la “vecia” aveva due significati:
  1. il primo è che nella bruttezza della vecchietta è racchiuso tutto il brutto dell’anno trascorso;
  2. il fuoco su cui brucia evoca la luce solare di cui si auspica il rapido ritorno dopo il solstizio invernale.
“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana!”

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