Alexander McQueen tra genio e follia

Data di pubblicazione:06 Agosto 2020
By Mancini

Una vita, breve ma intensa, dedicata alla moda

Alexander McQueen era l’infant prodige della moda britannica e internazionale. Durante la sua carriera ha vinto il prestigioso British Fashion Award quattro volte (nel 96, 97, 2001, 2003), affermandosi come uno dei vincitori più giovani a ricevere questo riconoscimento. All’apice della sua carriera i suoi demoni interiori hanno avuto la meglio, lasciando a noi un’eredità di bellezza e provocazione senza tempo!

Alexander McQueen l’ascesa di un hooligan della moda

Nasce alle porte della primavera il piccolo Lee Alexander, il 17 marzo 1969, è il più giovane di sei fratelli e tutti lo chiamano Lee. Suo padre, Ron, è un tassista e sua madre, Joyce, un’insegnante di scienze. Sognano per lui un futuro da idraulico o elettricista, ma lui sogna la moda, lascia la scuola all’età di 16 anni ed entra nella sartoria di Anderson & Sheppard. Si tratta solo della prima di una serie di esperienze formative preziosissime, dopo Gieves & Hawkes è la volta della compagnia di costumi teatrali Angels & Bermans. Il salto di qualità avviene a 20 anni quando si trasferisce a Milano per lavorare per Romeo Gigli. Nel 1992 ritorna a Londra per completare la propria formazione presso la prestigiosa Saint Martin’s School of Art, ne uscirà come uno dei couturier più visionari degli ultimi anni. Nel 1996 McQueen viene assunto come direttore creativo di Givenchy al posto di John Galliano. In questo periodo Alexander McQueen fa conoscere il proprio nome nella scena dell’alta moda con sfilate trasgressive e scioccanti, al punto di essere definito “hooligan della moda“.

La prima lugubre sfilata

Alexander Mc Queen si laureò con una collezione basata sulla lugubre figura di Jack Lo squartatore. Nella presentazione di quella collezione, Isabella Blow, all’epoca direttore di Vogue UK, era tra il pubblico ed acquistò l’intera collezione per circa £ 5.000, determinando il vero successo dello stilista. È proprio da quel momento che egli decide di lanciare il proprio brand. Nel 1996 inizia la sua collaborazione con Sarah Burton, che ha incontrato alla Saint Martins. Burton è l’attuale direttore creativo dell’azienda, Alexander McQueen, e l’autore dell’abito da sposa di Kate Middleton. Alexander ebbe sin da subito  clienti importanti come David Bowie, di cui ha disegnato i costumi per i suoi tour nel 1996 e nel 1997. Riluttante ad apparire in pubblico, ha sempre evitato ogni tipo di contatto con i media. Nel dicembre 2000 decise di vendere il 51% della sua attività al gruppo Gucci e di lasciare Givenchy per concentrarsi sullo sviluppo della propria azienda. Dall’inizio del nuovo millennio si è concentrato sul suo marchio, che, grazie ai suoi design rischiosi e inimitabili, è diventato in poco tempo il preferito di molte celebrità. Nel 2003 gli è stato assegnato il premio CFDA al miglior designer internazionale.

Alexander McQueen kids

Nella sua linea bambino Alexander McQueen rimane fedele alla sua cifra stilistica regalando un look irriverente che piace ai più piccoli come a mamma e papà. Nella collezione 2020/2021 propone le sue  iconiche sneakers bambino e neonato. Realizzate interamente in pelle, queste scarpe si caratterizzano per la gomma alta che le rende confortevoli ma anche estremamente adatte al movimento dei più piccoli. È proprio la linea dinamica a distinguere le sneakers Alexander McQueen da quelle realizzate da altri brand. Al total white abbina un tallone colorato con linguetta logata. La chiusura è con stringhe e sono disponibili anche in versione total pink e glitter per le bambine più fashion. Voglia di scoprire la collezione? Clicca qui!

L’eredità di Alexander McQueen

McQueen ha lasciato la vita terrena nel 2010, dopo un periodo particolarmente buio e dopo la perdita della madre. La sua creatività e la tua teatralità però non hanno mai conosciuto momenti di oscurità. La sua eredità di provocazione, invenzione e rivoluzione resta nella sua maison e nelle collazioni della sua amica e braccio destro Sarah Burton. I geni, come lui, lasciano una traccia indelebile che il tempo non potrà mai scalfire.      

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